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ZONA DI CONFLITTO | PROGRAMA MENSAL TRANSMITIDO NA RADIO BANDA LARGA - TORINO / ITÁLIA.

Zona di Conflitto

Um programa de rádio pensado para descolonizar os nossos ouvidos, tirar a ferrugem do corpo e inflamar os nossos corações e pensamentos.

A proposta é informar e apresentar músicas provenientes de territórios do mundo que estão sendo ameaçados, sob conflito ou em guerra. Parte do desafio da pesquisa é encontrar músicas representativas de cada território selecionado que nos instigue a dançar.

O programa vai ao ar em idioma italiano e através do website da Radio Banda Larga.

Escute cada episódio, acompanhe o texto disponível e ouça a playlist com as músicas apresentadas. 

PRIMEIRA TERÇA DO MÊS - 17:00 (ITÁLIA)

Zona di Conflitto

Um programa de rádio pensado para descolonizar os nossos ouvidos, tirar a ferrugem do corpo e inflamar os nossos corações e pensamentos.

A proposta é informar e apresentar músicas provenientes de territórios do mundo que estão sendo ameaçados, sob conflito ou em guerra. Parte do desafio da pesquisa é encontrar músicas representativas de cada território selecionado que nos instigue a dançar.

O programa vai ao ar em idioma italiano e através do website da Radio Banda Larga.

A seguir você pode escutar cada episódio que já foi ao ar, ler os textos falados em outros idiomas e acessar uma playlist com as músicas apresentadas.

PRIMEIRA TERÇA DO MÊS - 17:00 (ITÁLIA)

EPISóDIO 4 - 03/03/2026

EP. 4 – ZONA DI CONFLITTO

1. INTRO

  • Panama’m Tonbe – Lakou Mizik (Cumbancha)

“Zona de conflito é grave!”

Buonasera, caro ascoltatore. Questo è il quarto episodio di Zona di Conflitto, un programma pensato per decolonizzare le nostre orecchie, togliere la ruggine dal corpo e infiammare i nostri cuori e pensieri.

Se è la tua prima volta qui, la proposta di questo programma è informare e presentare musiche provenienti da territori del mondo sotto minaccia, in conflitto o in guerra. Nell’ultimo episodio abbiamo viaggiato tra Iran e Venezuela. Resta sintonizzato, perché in ogni puntata scelgo e commento regioni diverse e, a quanto pare, con il ritmo che ha il mondo oggi, purtroppo i conflitti non mancano.

Se ti va di saperlo, io sono un artista multidisciplinare brasiliano, sviluppo i miei progetti sotto il nome di Parabolia e guiderò questa serie cercando sempre di essere giusto con i contesti e con una selezione musicale che deve far vibrare il corpo.

Oggi proporrò il programma in un nuovo formato. Se mi segui sin dal primo episodio, noterai certamente la differenza. In ogni caso, questo esperimento serve a osservare se migliora l’intersezione tra musica e informazione. Spero che così l’esperienza possa essere meglio apprezzata.

Senza ulteriori indugi, buon ascolto!

 

2. HAITI

  • Seyiko Evida – Ram (Willibelle Publishing & Sales)

  • Mariaj Azaka – Boukman Eksperyans (Boukman Eksperyans)

Boukman Eksperyans, l’ultima band che avete ascoltato, è un gruppo di mizik rasin (tradotto come “musica radice” – una fusione tra rock, reggae e musica tradizionale vodou). Il nome Boukman è un riferimento diretto al sacerdote vodou e leader ribelle Boukman Dutty, che contribuì a dare inizio a una rivoluzione degli schiavi neri nel 1791, rivoluzione che avrebbe portato all’indipendenza 14 anni dopo del territorio in cui ci troviamo ora. Tuttavia, la Francia, colonizzatrice del territorio, non riconobbe l’indipendenza e il territorio fu costretto a pagare un’indennità enorme a partire dal 1825. Ripeto: un’indennità per aver smesso di essere colonia e per compensare la perdita di proprietà e manodopera. Il pagamento durò quasi 60 anni e influenzò fortemente lo sviluppo del paese. Ad ogni modo, va detto che questo fu il primo paese al mondo ad abolire completamente la schiavitù e il primo stato nero indipendente moderno.

  • Lakou – Tafa Mi-Soleil (Hemesa LLC)

  • Mwen Prale – AndyBeatz (DyMusiq)

  • Danse Mawoule – Gardy Girault (Nulu Music)

    • Qui entriamo in un nuovo BPM. Gardy Girault, l’artista che state ascoltando, è un produttore di musica elettronica pioniere del rara tech. Il rara è un genere tradizionale di questo territorio, fortemente percussivo, con canti e strumenti a fiato, strettamente legato a contesti religiosi, sociali e politici. Gardy ha esplorato la fusione del rara con House Music ed EDM, creando uno stile che più tardi avrebbe ottenuto grande popolarità nella regione.

  • Oh Ah – Michaël Brun, Paul Beaubrun, Cimafunk (BAYO MIZIK, INC)

Allora… attraverso la sonorità e i piccoli spunti di informazione siete riusciti a capire di quale paese stiamo parlando? No?

Haiti, il paese situato sull’isola di Hispaniola, nel Mar dei Caraibi, affronta una delle peggiori crisi umanitarie, con le Nazioni Unite che avvertono ripetutamente che il paese è vicino a un collasso statale reale. Purtroppo, la storia di questo territorio è segnata da forte sfruttamento da parte di agenti esterni, debolezza statale, concentrazione del potere, povertà estrema, disastri naturali e livelli di violenza talmente alti che oggi si illustrano con l’occupazione del 90% del territorio della capitale, Port-au-Prince, in mano a quasi 100 gang armate.

Sappiamo già che è impossibile separare i problemi attuali dal passato di oppressione. Nel 1492, Cristoforo Colombo arrivò sull’isola di Hispaniola, dando inizio al periodo di colonizzazione spagnola. Nel diciassettesimo secolo, la Francia occupa la parte occidentale dell’isola, corrispondente all’odierno Haiti. Nel 1804 si conclude la Rivoluzione Haitiana, seguita da un lungo periodo di debiti con la Francia. Ma attenzione: nel 1915 arrivano gli Stati Uniti per occupare Haiti per 19 anni, indebolendo l’autonomia delle istituzioni locali e rafforzando le élite, ma affermando di voler stabilizzare la politica e proteggere gli interessi economici. A titolo di esempio, prima dell’arrivo degli USA nel 1915, nei sette anni precedenti ci furono 7 presidenti alternati da varie deposizioni violente. In sintesi, il ventesimo secolo per Haiti è segnato da un grande regime dittatoriale dal 1957 al 86, oltre a più di 10 colpi di stato, facendo del paese uno dei territori con la maggiore instabilità politica delle Americhe.

Pausa. Ascoltiamo l’ultimo brano di questo territorio e continuiamo subito dopo.

  • No Rival! – Lakou Mizik, Joseph Ray (Anjunadeep)
    • Nel 2015, l’artista di musica elettronica britannico Joseph Ray si trovava ad Haiti quando vide per la prima volta il gruppo Lakou Mizik. Incantato dal potere organico del gruppo, sei anni dopo nacque l’album collaborativo Leave the Bones. All’inizio, Joseph pensava di sperimentare con la band usando battiti elettronici 4×4, ma si rese conto che questo concetto comprimerebbe l’organicità del gruppo. Tra l’altro, Lakou Mizik era stato formato dopo il terremoto del 2010, nel tentativo di rialzare la cultura locale dopo il disastro, mescolando sonorità tradizionali e spirituali cariche di un’energia senza pari.

Dopo la fine della dittatura dei Duvalier nel 1986, l’instabilità politica ed economica è continuata nonostante i tentativi di consolidamento democratico. Tuttavia, nella storia recente, due eventi hanno contribuito visceralmente allo scoppio della crisi attuale: il terremoto del 2010, che ha ucciso fino a 300.000 persone e distrutto gran parte delle infrastrutture del paese; e l’assassinio su commissione del presidente Jovenel Moïse nel 2021 da parte di mercenari. Il paese non svolge elezioni funzionanti dal 2019 e oggi conta 5,7 milioni di persone che affrontano la fame acuta (questo è più della metà della popolazione). Numerose organizzazioni internazionali, autorizzate dalle Nazioni Unite, cercano di intervenire per garantire la sicurezza, fornire aiuti umanitari e assistenza istituzionale, ma la situazione è delicata, poiché l’esecuzione dei piani è ostacolata dall’esistenza e dal dominio delle gang nell’attuale contesto socio-politico del paese. È grave!

Prima di passare alla prossima selezione, vi ricordo che all’apertura del programma avete ascoltato il gruppo Lakou Mizik, e subito dopo Ram, Boukman Eksperyans, Tafa Mi-Soleil, AndyBeatz, Gardy Girault, Michaël Brun con Paul Beaubrun e Cimafunk, e infine di nuovo Lakou Mizik, questa volta in collaborazione con Joseph Ray.

E ora sì, passiamo al prossimo territorio!

 

3. MYANMAR

  • Shwe Daung Myaing (Win Papa Yee Kwat) – Gita Kabyar (Gadi)

  • Ah Chit Shone Tha Mar Dah Tha Giri – Hlwan Moe (Billionaire Minds Group)

    • Hlwan Moe è stato un cantante pop-rock molto popolare negli anni ’80 e ’90, nel periodo in cui il territorio in cui ci troviamo cambiava ufficialmente nome per decreto del governo militare. Il cantante è diventato un punto di riferimento nel paese come interprete romantico, con le sue ballate che parlavano di amore, separazione e nostalgia. Riuscite a percepire queste emozioni ascoltando la canzone, anche senza capire la lingua?

Prima del 1989, Burma era la forma inglese del nome di questo paese, dato dai britannici durante la colonizzazione del territorio. Burma è il nome legato al gruppo etnico Bamar, che costituisce la maggioranza del paese. La colonizzazione durò dal 1824 al 1948, seguendo la classica strategia del “divide et impera”, unendo varie regioni appartenenti a distinti gruppi etnici e generando progressivamente disuguaglianze e conflitti tra di loro. Oggi il paese è considerato uno dei più frammentati al mondo, con circa 20 organizzazioni armate etniche attive da decenni che lottano per l’autonomia.

  • Shushuk – HOMANE (Red Room)

  • Hayi Shava – Lalit (Red Room)

    • La musica precedente e questa sono state prodotte da Red Room, uno spazio culturale nella capitale del territorio in cui ci troviamo. Red Room ha un valore simbolico di resistenza in un contesto di forte repressione politica, essendo aperto e accogliente anche per artisti queer. La sua proposta culturale si differenzia dai club mainstream ed è un punto di incontro per gli appassionati di musica elettronica underground. È una caratteristica che noterete predominante nel resto della selezione.

  • Catalyst – Jaysn (JAYSN)

Se avete già sentito la parola Burma, è probabile che sappiate già di quale paese stiamo parlando. Myanmar: questo è il nome attuale del paese, che è stato rinominato nel 1989 da un governo militare, sostenendo che il nuovo nome fosse più inclusivo e rappresentativo di tutti i gruppi etnici. Tuttavia, molte persone continuano a conoscere il paese come Birmania. Attualmente il paese affronta una guerra civile su larga scala, che coinvolge organizzazioni etniche armate, milizie pro-democrazia, milizie indipendenti e l’esercito centrale. Cerchiamo di comprendere un po’ meglio le radici di questi conflitti.

Nel 1948, Myanmar diventa indipendente dalla Gran Bretagna, che, come accennato prima, aveva approfondito i conflitti etnici in un territorio che prima della colonizzazione non era uno Stato unificato. Dall’indipendenza fino a un colpo di stato 14 anni dopo, ci furono numerose ribellioni continue di gruppi etnici come Karen, Kachin, Shan e Rakhine. Con il colpo di stato e l’instaurazione della dittatura di Ne Win per 24 anni consecutivi, la situazione peggiorò ulteriormente. Il regime socialista-militare implementò la politica della “burmanizzazione”, cioè la pressione sulle minoranze etniche ad assimilarsi alla cultura Bamar. Nel 1988 avviene il levante democratico conosciuto come 8888 Uprising, guidato da proteste studentesche e popolari. Conclusione: migliaia di morti e caduta del regime. La situazione è davvero migliorata dopo? Ascoltiamo un’altra canzone e proseguiamo!

  • AFTERMETH LOVERS – LnHD (Lynn Nandar Htoo)

No… la situazione non è migliorata. Dopo il 1988, il paese ha continuato con regimi militari, caratterizzati da forte repressione e censura, isolamento internazionale e sanzioni economiche. Nel 2011 inizia un governo semi-civile, preparando una transizione politica, con liberazione di prigionieri politici e riduzione della censura, ma l’esercito mantiene ancora un forte potere e i conflitti etnici restano incessanti. È in questo periodo che viene liberata Aung San Suu Kyi, che era in arresti domiciliari per quasi 15 anni. Dal 88 lei agiva come attivista nel paese, difendendo democrazia, non-violenza e diritti umani, diventando un simbolo di resistenza e ricevendo il Premio Nobel per la Pace nel 91. Assume il potere con il suo partito nel 2015, con restrizioni imposte dai militari, ma nel 2021 subisce il colpo di stato militare che ha immerso il paese nella crisi attuale, venendo nuovamente arrestata.

Il conflitto si estende in 13 dei 15 stati del paese, con un numero di detentori di armi in crescita esponenziale dopo il golpe, e quasi 20 milioni di persone che necessitano di aiuti umanitari (più di un terzo della popolazione). È grave!

Prima di concludere, vi ricordo che avete ascoltato Gita Kabyar, Hlwan Moe, HOMANE, Lalit, Jaysn e LnHD. Ma non posso salutarvi senza lasciarvi un’ultima musica. Ascolterete un remix realizzato da SYNE di un brano di Thar Soe, un artista noto per aver fuso tradizione ed elettronica. Pensate a questo remix come a un riflesso della vita di una gioventù carica di un’eredità culturale ansiosa di trasformazione sociale. E, naturalmente, nei regimi dittatoriali conciliare espressione artistica e restrizione politica non è facile. Quindi ricordate quanto possa essere liberatorio ascoltare una canzone.

Così vi saluto. Alla prossima puntata!

  • Lein Phel Lein Phel Sein Oo Si (Syne Remix) – Syne, Thar Soe (SYNE & Thar Soe)

EPISÓDIO 3 - 03/02/2026

EP. 3 – ZONA DI CONFLITTO

1. INTRO

  • Pajarillo con chipola – Insólito UniVerso (Olindo Records)

“Zona de conflito é grave!”

Buonasera, caro ascoltatore. Questo è il terzo episodio di Zona di Conflitto, un programma pensato per decolonizzare le nostre orecchie, togliere la ruggine dal corpo e infiammare i nostri cuori e pensieri. Ed è anche il primo programma del 2026. Buon anno!

Se è la tua prima volta qui, la proposta di questo programma è informare e presentare musiche provenienti da territori del mondo sotto minaccia, in conflitto o in guerra. Negli episodi precedenti siamo passati dalla Palestina, dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Brasile, dal Sudan e dalla Colombia. Resta sintonizzato, perché in ogni puntata scelgo e commento regioni diverse e, a quanto pare, con il ritmo che ha il mondo oggi, purtroppo i conflitti non mancano.

Io sono un artista multidisciplinare brasiliano, sviluppo i miei progetti sotto il nome di Parabolia – se ti va di saperlo – e guiderò questa serie cercando sempre di essere giusto con i contesti e con una selezione musicale che deve far vibrare il corpo.

Devo dire che la selezione di oggi mi ha fatto percepire profondamente la sfida che mi sono imposto. Tutto quello che commento dopo le musiche non arriva nemmeno all’1% della complessità che significa comprendere i conflitti, ed è molto difficile scegliere di cosa parlare e di cosa non parlare. Spero che qualcosa riesca comunque a passare.

Senza ulteriori indugi, passiamo alla prima selezione e poi al contesto. Buon ascolto!

 

2. VENEZUELA

  • Dime – Los Amigos Invisibles (Gozadera Records)

  • Calipso Time – Raúl Monsalve y Los Forajidos (Olindo Records)

  • Rakata – Arca (XL Recordings Ltd.)

    • Arca, l’artista che stai ascoltando in questo momento, è considerata una delle voci più dirompenti e sperimentali della scena musicale del territorio che stiamo per attraversare. È una donna trans, con un’estetica audiovisiva provocatoria, che si oppone costantemente al conservatorismo culturale interno.

  • El Dorado – Venezonix (Nacional Records)

  • Dengue – Famasloop (Pararrayos Records)

    • Questa canzone si chiama Dengue. Se non hai mai sentito questo nome, probabilmente hai passato poco tempo in regioni tropicali. È la malattia causata dalla zanzara Aedes aegypti, quella che ti butta letteralmente a terra. Io ho già avuto la sfortuna di essere punto e devo dire che è un’esperienza pessima. La musica non parla letteralmente della malattia, ma la usa come metafora per descrivere il quotidiano caotico della capitale di questo territorio.

  • Noche de Vela – Mito y Comadre (ZZK Records)

Hai appena ascoltato Los Amigos Invisibles, Raúl Monsalve y Los Forajidos, Venezonix, Arca, Famasloop, Mito y Comadre e, naturalmente, in apertura di questo programma: Insólito UniVerso.

Se capisci un po’ di spagnolo, magari con gli ultimi due brani hai già intuito che stiamo parlando del Venezuela. Iniziamo il nuovo anno così – 3 gennaio 2026: gli Stati Uniti catturano il presidente Nicolás Maduro e sua moglie a Caracas, accusandolo principalmente di legami con il narcotraffico. Tuttavia, Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, è già stato più volte categorico nel manifestare il suo interesse per il petrolio venezuelano. Curioso? Cerchiamo di capirci qualcosa.

Il Venezuela, colonizzato dalla Spagna nel 1522, serviva come territorio da cui estrarre risorse – come sempre. Nel 1821 arriva l’indipendenza di fatto, con Simón Bolívar come figura chiave, anche per molte campagne anticoloniali in Sud America. Tieni a mente questo nome.
Da quel periodo fino agli anni Venti del Novecento, il Venezuela era un paese prevalentemente rurale. Nel 1914 il petrolio inizia a essere sfruttato intensamente nel paese, con un dettaglio importante: già nel 1917 esistevano concessioni agli Stati Uniti nell’economia petrolifera.

Da lì in poi, il petrolio diventa la principale fonte economica del Venezuela, arrivando a rappresentare oltre il 90% delle esportazioni durante il “boom” petrolifero degli anni Settanta. Nel 1973 l’industria petrolifera viene nazionalizzata. Nel 89 avviene il Caracazo, in piena crisi economica: il popolo, in risposta al pacchetto neoliberista del governo, scende in strada con una ondata di proteste e saccheggi a Caracas e in altre città. Il governo risponde con migliaia di morti.

Nel 1998, Hugo Chávez vince le elezioni presidenziali rappresentando un’alternativa radicale e popolare. Rinomina il paese in Repubblica Bolivariana del Venezuela (ti ricordi Bolívar?). Attraverso un modello socialista nel pieno del ventunesimo secolo post-Guerra Fredda, riesce a ridurre la povertà e ad ampliare i servizi sociali, oltre a promuovere la sovranità latinoamericana con un progetto anti-imperialista, in un paese segnato da instabilità politica e già una crisi economica forte. Secondo te, agli Stati Uniti è piaciuto?

Il petrolio, però, resta il motore dell’economia e, come sappiamo, è una risorsa estremamente volatile sul mercato. Il Venezuela continua quindi ad avere un’economia vulnerabile ai crolli del prezzo del petrolio. È in questo contesto che Nicolás Maduro assume la presidenza nel 2013, dopo la morte di Chávez. I suoi mandati sono fortemente criticati per autoritarismo, repressione politica e perdita di legittimità democratica; e molti settori della sinistra lo vedono sempre più distante dal progetto chavista. Viene rieletto nel 2018 e nel 2024, anche se i risultati di quest’ultima elezione sono stati ampiamente contestati da organismi internazionali. A partire dagli anni 2010, gli Stati Uniti impongono numerose sanzioni al Venezuela, contribuendo ulteriormente ad aggravare la crisi del paese. Attenzione: nel 2018 l’inflazione ha superato il 130.000%. Non sorprende quindi la migrazione di massa.

Il fatto è che il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio comprovate al mondo e che, attraverso un programma politico che nel corso degli anni ha dimostrato di voler statalizzare questa risorsa e prendere le distanze dal progetto imperialista, non incontra certo gli interessi statunitensi. Invadere il Venezuela e rapire il presidente, pur con tutti i problemi interni del paese, significa interferire con la sovranità nazionale di questo popolo, ed è una violazione del diritto internazionale. Senza contare la preoccupazione che questo genera in altre nazioni latinoamericane riguardo a possibili interventi degli Stati Uniti, visto che la loro storia di ingerenze nelle politiche latinoamericane e di sostegno a dittature non è affatto rassicurante.

Ma questo sarà materiale per altri episodi. Senza ulteriori parole, andiamo verso il prossimo territorio.

 

3. IRAN

  • Mudafossil – Ash Koosha (Ninja Tune)

  • Avaz-e-Del – Maral (Leaving Records)

  • Whispering Waters – Asadi (Ubisoft Music)

    • Asadi non è un artista nato nel territorio che stiamo per attraversare, ma attraverso la sua opera onora la sua eredità etnica e culturale. La traccia che stiamo ascoltando fa parte di The Rogue: Prince of Persia, un videogioco di cui ha prodotto l’intera colonna sonora e che è stato rilasciato nel 2024. Credo che questa informazione sia già un grande indizio per capire dove ci troviamo. A proposito, hai mai giocato a qualche versione di Prince of Persia? Coincidenza: è stato uno dei pochi giochi che sono riuscito a finire su PlayStation 2.

  • Ekwaan – Habib Meftah (Habib Meftah)

  • Yek Nazar (A Single Grace) – Niyaz (Terrestrial Lane Productions Inc.)

Niyaz, questa band, dedica l’album The Fourth Light alla prima donna mistica sufi e poetessa Rabia Al-Basri, una delle prime voci dell’Islam, nata nel settimo secolo. La traccia che stiamo ascoltando è presente nell’album.

  • Nowruz Farkhondeh – Rastak (Rastak)

  • Yalla – 25band (25band)

Hai appena ascoltato Ash Koosha, Maral, Asadi, Niyaz, Habib Meftah, Rastak e 25band. Fare questa selezione ha avuto un grado di complessità particolare. La mia prima sfida è stata organizzarla dal punto di vista della coesione sonora tra i diversi gruppi. Poi, trovare su internet gruppi che coincidessero con certi criteri per entrare nella selezione non è stato facile. Anche se la diversità culturale in questo territorio è enorme e multi-etnica, l’attuale regime censura molti artisti. Non a caso, ne ho trovati diversi in esilio. Stiamo parlando dell’Iran.

Da dicembre 2025, l’Iran affronta proteste di massa in tutto il suo territorio. Crisi economica, inflazione e, soprattutto, opposizione al governo clericale sono i detonatori. A gennaio di quest’anno si è verificato il blackout internet più lungo nella storia del paese, un evento che ha coperto numerose morti causate dalla repressione dello Stato. Si stima che da dicembre siano morte circa 6 mila persone. Il responsabile di queste decisioni è Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran dal 1989. Ha succeduto l’autorità religiosa sciita Ayatollah Khomeini, leader spirituale e politico della Rivoluzione Iraniana del 1979, dopo la sua morte. Te lo spiego faccendo un ritorno nel tempo.

La Rivoluzione Iraniana del 79 depose lo scià Mohammad Reza Pahlavi, al potere dal 41. Curiosità: durante il suo regno fu celebrato l’anniversario dei 2500 anni di monarchia continua. Pahlavi avviò una serie di riforme per trasformare l’Iran in una potenza globale, modernizzandolo, privatizzando alcune industrie e concedendo il diritto di voto alle donne, però col tempo, perse il sostegno dei religiosi sciiti e anche della classe lavoratrice, creando lo scenario affinché la rivoluzione di Khomeini potesse avvenire e trasformarndo l’Iran in una repubblica islamica. Dettaglio: durante il regno di Pahlavi, l’industria petrolifera iraniana fu nazionalizzata con il primo ministro Mohammed Mossadegh, ma poi fu ribaltato da un colpo di Stato finanziato da Stati Uniti e Regno Unito. Di nuovo petrolio e USA?

Dalla Rivoluzione Iraniana del 79, post-Pahlavi, fino a oggi, l’Iran ha attraversato numerosi e continui episodi di conflitti interni ed esterni. Si parte con la fine della monarchia filo-occidentale e l’instaurazione di un regime teocratico e anti-imperialista. Subito dopo, ci fu una rottura totale con gli Stati Uniti, una guerra di 8 anni con l’Iraq di Saddam Hussein che portò a milioni di morti e a una devastazione economica, e un massiccio investimento nel programma nucleare che spaventò altre potenze. Aspetta: ti ricordi dell’attacco di Israele alle installazioni nucleari iraniane nel 2025? Comunque, questa storia ha portato l’Iran in una crisi economica, legata all’isolamento internazionale e alle sanzioni, alla perdita di sostegno popolare e credibilità, e a una migrazione di massa. In risposta, il regime aumenta la repressione politica, come abbiamo visto nelle notizie che hanno fatto il giro del mondo a gennaio di quest’anno.

Non meno importante, un evento segnate nella storia recente dell’Iran è la morte di Mahsa Amini nel 2022. La giovane curda fu uccisa dalla Polizia della Moralità per non indossare l’hijab.
Attenzione: la funzione principale di questo organismo è controllare se le norme islamiche di abbigliamento e comportamento vengono rispettate dalle donne e prendere le misure necessarie di punizione. Questo episodio scatenò un’ondata di proteste e culminò nel movimento di resistenza “Woman Life Freedom”, che si diffuse anche nel mondo diventando un simbolo globale della lotta per i diritti delle donne.

Neza Azadikhah, l’ultima artista che ascolteremo in questo programma, ha compilato insieme all’artista AIDA un disco che porta lo stesso nome del movimento, riunendo 12 tracce di produttrici iraniane. I profitti del progetto sono stati destinati ad organizzazioni che aiutano donne e bambini nel paese. Neza è nata a Teheran, vive in esilio ed è una delle figure più riconosciute della scena indipendente iraniana. Prima di concludere e ascoltare il suo lavoro, vale ricordare che in Iran le donne non possono cantare da sole in pubblico davanti a un pubblico misto, né registrare musiche “non approvate” dal regime. In questo spirito, ballate con la prossima traccia con la libertà che Neza proclama.

Così mi congedo. Ci vediamo nel prossimo programma.

  • Viki – Neza Azadikhah (Kulture Galerie)

EPISÓDIO 2 - 02/12/2025

EP. 2 – ZONA DI CONFLITTO

1. INTRO

  • Omo Santana, Shaden Gardood – My Old Aunt

“Zona de conflito é grave!”

Buonasera, caro ascoltatore. Questo è il secondo episodio di Zona di Conflitto, un programma pensato per decolonizzare le nostre orecchie, togliere la ruggine dal corpo e infiammare i nostri cuori e pensieri.
Se è la tua prima volta qui, la proposta di questo programma è informare e presentare musiche provenienti da territori del mondo sotto minaccia, in conflitto o in guerra. Nell’episodio precedente abbiamo ascoltato e ci siamo avvicinati alla Palestina, alla Repubblica Democratica del Congo e al Brasile. Io sono Vinícios, artista multidisciplinare brasiliano, e guiderò questa serie cercando sempre di essere giusto con i contesti e con la selezione musicale che deve far vibrare il corpo.
Senza di più, passiamo alla prima selezione e poi al contesto. Buon ascolto!

 

2. SUDAN

  • Noori & His Dorpa Band – Saagma

  • Alsarah & The Nubatones – Soukura It’s Late

  • Sufyvn – Rupture

  • Taz Waves – Enti

  • Jantra – Makhafi

Avete appena ascoltato gli artisti Noori & His Dorpa Band, Alsarah & The Nubatones, Sufyvn, Taz Waves e Jantra. Da dove vengono? Prima vi racconto una storia.

La musica che ha aperto il programma di oggi è stata prodotta da Omo Santana con la voce di Shaden Gardood. I due si conobbero nel 2021 durante la preparazione di un festival e decisero di creare una musica insieme. Nello stesso anno avvenne un colpo di stato militare: il festival fu cancellato e, due anni dopo, Shaden morì nella sua casa colpita da un mortaio. La musica utilizza la sua voce registrata in una traccia di riferimento nel 2021. Shaden era del Sudan, un paese che dal 2023 affronta una guerra derivante da dispute interne per il controllo politico e militare tra l’esercito (SAF) e la milizia (RSF). Cerchiamo di capire.

Dal 1899 al 1956, il Sudan fu una colonia anglo-egiziana, dove la partecipazione dell’Egitto serviva, in pratica, solo a mascherare il dominio britannico. In quel periodo, il Regno Unito concentrò i suoi investimenti nel nord, a maggioranza araba, marginalizzando il sud, a maggioranza non araba. Questo creò le basi per conflitti etnici duraturi — nulla di nuovo per chi conosce le dinamiche coloniali. Nel ’56 arriva l’indipendenza del Sudan, ma dal ’55 al 2005 il paese vive due guerre civili tra Nord e Sud, concluse con un Accordo di Pace Globale. Tale accordo permise un referendum, in cui nel 2011 quasi il 100% dei sud-sudanesi votò per l’indipendenza del Sudan del Sud.

Nel 1989 inizia la dittatura di Omar al-Bashir, che approfondisce la militarizzazione dello Stato, la polarizzazione nord-sud e rafforza le milizie. Al-Bashir cade nel 2019, aprendo un periodo di transizione civile instabile, nuovamente interrotto nel 2021 con un altro colpo di stato militare e sfociato in guerra aperta nel 2023. Una guerra che ha prodotto milioni di sfollati, un sistema sanitario quasi inesistente, insicurezza alimentare e episodi di massacri, saccheggi e stupri ai danni dei civili. È una delle più grandi catastrofi umanitarie del mondo.

Prima di passare al prossimo territorio, ti racconto questo. Jantra, l’ultimo artista ascoltato, suona a feste e matrimoni nella zona rurale contesa di Fashaga, con una tastiera Yamaha modificata, improvvisando per ore e portando le persone a uno stato di estasi. Non ha telefono né internet, ma le sue performance sono state registrate in un album dalla Ostinato Records, che lo ha seguito nei suoi lavori per registrare le canzone. In un’intervista a The Guardian nel 2023, racconta di non aver potuto ricevere il disco a causa della guerra, ma di sentirsi onorato che la sua musica possa viaggiare e mostrare che in Sudan si stanno facendo cose speciali. Ora, proseguiamo il nostro giro.

 

3. COLOMBIA

  • Kombilesa Mi – Jarocheria Pa Bó

  • Systema Solar, DJ Fresh – Mi Kolombia

  • La BOA – La Bestia

  • DJ Pai – Cómo olvidarla

  • Bitter Babe, Nick Leon – Tranki

  • Bomba Estéreo – Fuego

  • Meridian Brothers – Guaracha U.F.O (No Estamos Solos…)

Avete appena ascoltato gli artisti Kombilesa Mi, Systema Solar e DJ Fresh, La BOA, DJ Pai, Bitter Babe e Nick Leon, Bomba Estéreo e Meridian Brothers.
Kombilesa Mi, il primo gruppo ascoltato in questa sezione, proviene da San Basilio de Palenque, considerato il primo territorio libero delle Americhe, essendo stata la prima comunità di schiavi a ottenere l’indipendenza dalla corona spagnola. Ancor prima della stessa Colombia, nel cui territorio si trova, e paese di cui parleremo. Questo paese del Sud America vive una realtà complessa che intreccia conflitti armati e narcotraffico. Iniziamo dalle radici del problema: la colonizzazione.

La Spagna colonizzò il territorio dall’inizio del sedicesimo secolo fino all’indipendenza, realizzata nel 1819. L’amministrazione coloniale concentrò le terre nelle mani di poche famiglie, emarginando indigeni, contadini e persone africane ridotte in schiavitù — una disuguaglianza duratura che ha fatto della Colombia uno dei paesi con la più alta concentrazione delle terre dell’America Latina. Il centralismo amministrativo lasciò vaste regioni periferiche nell’abbandono, favorendone in seguito l’appropriazione da parte di guerriglie e gruppi paramilitari.

Dopo l’indipendenza, Liberali e Conservatori disputarono il nuovo modello di Stato, generando guerre civili intermittenti. Tuttavia, è La Violencia (1948–1958), con più di 200.000 morti, che pone le basi dei conflitti attuali. Al termine di quel periodo, i due partiti stabilirono un sistema di alternanza al potere, ma escludendo i movimenti sociali.

A questo punto della storia, inizia una complessa successione di eventi. Nel 1964 nascono le FARC – Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, di base contadina e marxista, e l’ELN – Esercito di Liberazione Nazionale, ispirato alla Teologia della Liberazione e più vicino a lavoratori e studenti. Negli anni ’70 sorgono i cartelli di Cali e di Medellín, quest’ultimo guidato da Pablo Escobar, che arrivò a essere uno degli uomini più ricchi del mondo. Nel 97 si consolidano le AUC – Autodifese Unite della Colombia, unione di gruppi paramilitari anticomunisti formatisi negli anni ’80. Con il tempo, guerriglie, narcotraffico e paramilitarismo si intrecciano e si scontrano, colpendo profondamente la popolazione civile e modellando le sfide della Colombia attuale, oggi il maggiore esportatore mondiale di cocaina.

Nel 2000, gli Stati Uniti investirono più di 10 miliardi di dollari nel contrasto al narcotraffico e nell’indebolimento delle guerriglie in Colombia. Il cosiddetto Piano Colombia durò 15 anni, fino alla firma dell’Accordo di Pace del 2016 tra il governo e le FARC. L’accordo prevedeva una riforma rurale integrale e trasformò le FARC in un partito legale, ma la sua dissoluzione lasciò molte regioni vulnerabili, poi occupate da ELN, fazioni dissidenti e paramilitari. Il processo di riforma avanza molto lentamente, mentre violenza e narcotraffico continuano in forme più diversificate.

Ora ti lascio con questa riflessione: come può un paese con una storia così complessa esportare anche tanta musica che fa ballare il mondo intero? Cumbia, vallenato, champeta, salsa caleña, reggaetón colombiano… sicuramente ne hai già sentito parlare almeno una volta. È con questa domanda aperta che chiudiamo il programma con Karol G, così che la prossima volta che ascolterai questo HIT mondiale, tu possa ricordare che stai ascoltando una donna colombiana.

Alla prossima!

  • KAROL G – Si Antes Te Hubiera Conocido

EPISÓDIO 1 - 04/11/2025

EP. 1 – ZONA DI CONFLITTO

1. INTRO

“Zona de conflito é grave!”

Buonasera, caro ascoltatore. Questo è il primo episodio del programma Zona di Conflitto. Un programma per decolonizzare le nostre orecchie, ascoltando musiche provenienti da territori del mondo che vivono un contesto di conflitto, sia esso di guerra, di persecuzione o segnato da profonde cicatrici lasciate da un’eredità coloniale.

Io sono Vinícios, un artista multidisciplinare e storico amatoriale, nato tra le linee geografiche di ciò che viene chiamato Brasile. Guiderò questo programma, accettando la sfida di selezionare musiche che ci fanno ballare e che provengono da quei territori in conflitto di cui ho parlato. Come metodo, ascolteremo prima le musiche e poi commenterò ogni contesto. Cercherò anche di parlare in italiano nel miglior modo possibile e di pronunciare bene i nomi degli artisti presentati. Questo sì che è una bella sfida!

“Zona di conflitto è grave”. Questa frase aprirà sempre il nostro programma. “Grave”, in brasiliano, in questo contesto può avere due significati: “grave” come problema serio, e “grave” come timbro basso, opposto ad acuto, quello che fa tremare il corpo.

Senza perdere altro tempo, passiamo alla prima selezione di questo programma. Buon ascolto!

 

2. PALESTINA

  • Checkpoint 303 – Gaza Calling

  • Muqata’a – Ikmal

  • Julmud – Saree’ el thawaban

  • Baraari, Julmud – Nafha

Avete appena ascoltato gli artisti Muqata’a, Julmud e Baraari. Questi artisti aprono il primo territorio scelto per questo programma: la Palestina. E perché? Dal mese di ottobre 2023, il numero di persone uccise nel genocidio in corso a Gaza ha superato le 60.000 vittime. Ma questo conflitto non è iniziato ora: si tratta di oltre cento anni di tensioni.
Nel 1917, un documento che conferì legittimità internazionale al progetto sionista fu emesso dal Regno Unito: la Dichiarazione Balfour. In essa si dichiarava il sostegno alla creazione di una casa nazionale per il popolo ebraico nella regione della Palestina, che era abitata in maggioranza da arabi. Dagli anni 20 al 48, la Palestina fu sotto il Mandato Britannico. Nel 47, l’ONU propose la divisione della Palestina in due Stati, proposta che in quel momento fu rifiutata dalla parte araba. Infine, il 14 maggio del 48 fu fondato lo Stato di Israele, e il giorno successivo ebbe inizio la Prima Guerra Arabo-Israeliana, conosciuta dai palestinesi come la Nakba, che portò all’esodo forzato del popolo palestinese.

Da allora, le tensioni sono sempre state presenti, e si registrano storicamente numerosi conflitti, come le due principali Intifade. Il popolo palestinese continua a resistere con tutte le forze, nonostante il silenzio catastrofico delle autorità degli Stati-nazione.

Prima di passare al prossimo territorio, voglio ricordare che la prima canzone che hai ascoltato, quella che ha aperto il programma, è di Checkpoint 303, con il brano Gaza Calling. Il duo palestinese-tunisino ha campionato un loro amico di Gaza che cercava di parlare con l’ONU al telefono, creando questo beat potentissimo!

Ora, proseguiamo il nostro giro nel mondo e andiamo alla prossima selezione.

 

3. REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

  • Fulu Miziki, Sekelembele – OK Seke Bien

  • Kin’Gongolo Kiniata – Toye Mabe

  • Bantou Mentale – Moto

  • KOKOKO! – Azo Toke

Avete appena ascoltato Fulu Miziki & Sekelembele, Kin’Gongolo Kiniata, Bantou Mentale e KOKOKO! Loro vengono dalla Repubblica Democratica del Congo, il paese protagonista di questa sezione, che affronta un conflitto da quasi 30 anni. Vi faccio un breve riassunto.

Dal 1885 al 1908, quel territorio fu una colonia personale del re Leopoldo II del Belgio.
Ripeto: una colonia personale! Successivamente, fino al 1960, divenne una colonia belga ufficiale, finché venne dichiarata l’indipendenza. Ma meno di un anno dopo, il primo ministro Patrice Lumumba fu assassinato con il sostegno della CIA e del governo belga. Pensate bene: perché? Da quel momento in poi, l’instabilità politica, unita ai problemi ereditati dalla colonizzazione — sfruttamento delle risorse minerarie, povertà causata dalla schiavitù e divisioni etniche imposte — diventano elementi centrali per comprendere i conflitti nella Repubblica Democratica del Congo.

Questo ci porta a un evento collegato: il genocidio nel vicino Ruanda nel 1994. In soli 100 giorni, non meno di 800.000 persone, per la maggior parte della etnia tutsi, furono uccise da milizie estremiste hutu. Molti dei responsabili fuggirono verso l’est della RDC, dove i conflitti etnici e armati si riaccesero. Questo genocidio contribuì a scatenare le due Guerre del Congo, essendo la seconda guerra, considerata il conflitto armato più letale dopo la Seconda Guerra Mondiale, con oltre 5 milioni di morti.

Oggi, l’est della RDC vive sotto la minaccia costante di milizie armate che si contendono il controllo delle riserve minerarie alimentati da conflitti etnici. Purtroppo, una delle arme di guerra più usata nei conflitti è lo stupro delle donne. È una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, eppure con scarsa visibilità internazionale!

Volete sapere una buona curiosità? Il nome del primo gruppo musicale menzionato Fulu Miziki, nella lingua lingala, significa: “musica dei rifiuti”. Questo collettivo afro-futurista crea da sé i propri strumenti utilizzando materiali riciclati — e questa è una caratteristica presente anche in altri gruppi della zona di Kinshasa, la capitale della RDC. Questo è un bellissimo esempio di come l’espressione artistica si sviluppi in un paese segnato dalla povertà, a causa della sua storia di conflitti, sfruttamento e colonialismo.

OK! Dai, facciamo ora un salto verso l’ultimo territorio del programma di oggi.

 

4. BRASILE

  • Cidinho & Doca, DJ Marlboro – Rap da Felicidade

  • MC Primo, DJ Marlboro – Diretoria

  • Kaê Guajajara – Essa Rua é Minha

  • FBC, VHOOR – Polícia Covarde

  • Hmm – cabezadenego

Avete appena ascoltato gli artisti brasiliani Cidinho & Doca con DJ Marlboro, MC Primo, Kaê Guajajara e FBC con VHOOR. Ho voluto portare un po’ della realtà del paese conflittuale dove sono nato e della musica funk, che ormai ha guadagnato molta visibilità internazionale, ma senza alcuna discussione sulle sue origini e sulla sua realtà attuale. Seguitemi!

Sono cresciuto sentendo a scuola che il Brasile fu scoperto nel 1500 dal colonizzatore portoghese Pedro Álvares Cabral. “Scoperto”? Davvero? Il dominio formale portoghese durò fino al 1822, quando fu dichiarata l’indipendenza. Nel 1888 si dichiarò l’abolizione della schiavitù, ma niente di concreto fu fatto per reintegrare, sia economicamente che socialmente quelle persone. Questo ha tutto a che fare con la nascita della favela e l’occupazione delle aree periferiche delle grandi città. E anche con la trasformazione di questi territori in zone di conflitto.

Il funk arrivò nei balli periferici di Rio de Janeiro alla fine degli anni ’70 e da lì, è cresciuto tantissimo. Il fatto è che il funk è ancora fortemente discriminato per tutto ciò che rappresenta socialmente: da dove viene, chi lo canta, di cosa canta e chi lo ascolta. Gran parte di questo è frutto del razzismo strutturale ereditato dal colonialismo.

Pensate che il Brasile ha un altissimo numero di morti causate dalla polizia militare e la maggior parte sono persone nere e periferiche. Il funk nasce, cresce e resiste in questo contesto. Vi racconto un dato triste: MC Primo, che avete ascoltato, fu assassinato nel 2012, in un periodo in cui cinque funkeiros furono uccisi nella regione di São Paulo. Fino ad oggi, questi omicidi restano senza soluzione, ma si crede che siano legati a gruppi di sterminio collegati alla polizia.

Per finire, e dire anche qualcosa di bello, questa sezione è stata organizzata in ordine di uscita, dal 1995 al 2021, e con artisti provenienti da regioni distinte. Questo dimostra come il funk continua vivo, popolare e innovativo.

Ora saluto il caro ascoltatore, lasciandogli ancora un brano di cabezadenego, del 2023. Un abbraccio e ci ritroviamo al prossimo programma!